Cascata
Tronco che scende sotto il livello del vaso, come un albero aggrappato a una scogliera che cade nel vuoto.
Il kengai — la cascata — è lo stile più drammatico del bonsai. Il tronco parte dal nebari, si dirige verticalmente verso l'alto per pochi centimetri, poi si piega bruscamente e scende sotto il livello del piano del vaso, fino a superare la base del vaso stesso. La cima dell'albero è dunque sotto il piano d'appoggio: una geometria opposta a tutti gli altri stili.
In natura corrisponde ad alberi cresciuti su pareti rocciose a strapiombo: l'albero, per cercare luce, ha sviluppato la chioma verso il basso, lungo la parete. Soggetti naturali si trovano nelle gole dell'Appennino e in alcune scogliere costiere; sono però rari, e la maggior parte dei kengai bonsai si costruisce in coltivazione partendo da soggetti vigorosi piegati progressivamente in vent'anni.
Il kengai si presenta in vasi profondi e relativamente stretti, posizionati su supporti alti che permettono al tronco di cadere oltre il bordo. La firma estetica è il movimento del tronco: una sola curva netta nel primo terzo del soggetto, poi una caduta progressiva con piccole inflessioni che ricordano un fiume che scorre fra rocce.
La difficoltà tecnica è duplice: mantenere il vigore della pianta (la cima sotto il piano del vaso ha meno energia disponibile per crescere) e costruire una struttura ramificata che giri attorno al tronco anziché disporsi solo lateralmente. Si lavora su soggetti che non si potranno spostare facilmente: il vaso del kengai è parte integrante della composizione.