Letterato
Tronco esile e contorto, chioma minimale all'apice, lo stile più poetico del bonsai.
Il bunjingi — letterato — è lo stile più meditato del bonsai. Tronco esile, alto, fortemente contorto, con la chioma concentrata negli ultimi venti centimetri dell'apice. È la forma che la pittura cinese tradizionale (da cui prende il nome — bunjin significa letterato, intellettuale) ha codificato come ideale del paesaggio interiore: un albero che ha sopportato vento, neve, povertà di suolo, e che continua a vivere mostrando la propria storia nel tronco.
In natura corrisponde ad alberi cresciuti in condizioni estreme: alta quota, suolo scarso, esposizione costante. Pini silvestri sui crinali sopra i 1500 m, ginepri delle pareti rocciose, larici degli ultimi pascoli alpini. La firma sono le linee del tronco — sottili, irregolari, a tratti spogli di rami — e una chioma minimale che chiude la composizione senza sbilanciarla.
Il bunjingi rifiuta le regole geometriche degli altri stili: non c'è un primo ramo a un terzo dell'altezza, non c'è una rastremazione regolare, non c'è una distribuzione equilibrata della chioma. C'è invece un'eleganza essenziale, una linea che racconta una storia, e questa linea è frutto di scelte editoriali del coltivatore — quali rami togliere per anni, quali piegature mantenere e quali rimuovere.
La difficoltà tecnica è la sobrietà: in bunjingi tutto ciò che è di più sbilancia la composizione. Si lavora togliendo, non aggiungendo. Per questa ragione è considerato lo stile finale del bonsaista — non si arriva al letterato senza aver attraversato gli altri stili.