Acero campestre
Acero autoctono dei nostri campi, rustico e docile, con corteccia sugherosa e foglia che si riduce bene.
L'acero campestre è l'albero delle siepi e dei confini dei campi marchigiani, quello che i contadini lasciavano crescere come tutore delle viti. È rustico, vigoroso e molto più tollerante del cugino giapponese: sopporta il sole pieno, i venti e le potature decise, e sviluppa presto una corteccia sugherosa che invecchia bene.
Sul nostro versante non chiede protezioni: sole diretto, all'aperto tutto l'anno, con annaffiature regolari in estate perché le foglie sono ampie e traspirano molto. Substrato akadama 60 / pomice 30 / lapillo 10, con concimazione organica solida da marzo a giugno e ripresa a settembre. Nel Fermano si trova facilmente materiale di campo da riqualificare.
La foglia, grande e a cinque lobi, si riduce bene con la defogliazione parziale di fine giugno, tagliando le lamine più grandi e lasciando il picciolo. Ricaccia da tutto il fusto, quindi tollera tagli importanti a fine inverno, ma proprio per questo va sfoltito dai germogli avventizi durante tutta la stagione, altrimenti la struttura si perde.